Hanno sottili incastri le famiglie Tra il tacere e dire troppe cose Posson restare a galla le quisquiglie La nostra è tutta vera senza pose Fatta persino di silenzi e sguardi E pur di aspettative rumorose Ci siamo scelti con carezze e dardi Parenti stretti: rovi con le more Mai tarati legittimi o bastardi Conviene coltivar questo splendore Dell'essere famiglia nel diletto Piuttosto che rientrare nel difetto Dell'essere famiglie nel dolore In questa raccolta ogni testo è l'attraversamento di un limite: del corpo, dell'amore, della perdita, del tempo. L'io che parla non cerca facile salvezza o pacificazione, ma espone ognuno di questi limiti e li abita, consapevole di non poter eludere il reale, di doversi misurare con le proprie fragilità, con la necessità del dire e con la prepotenza del desiderio, quando l'amore diventa necessità vitale, imperfetta o persino feroce. Grazie a una scrittura che unisce precisione formale ed esposizione emotiva, Marcello Fois procede per addensamenti, ritorni e variazioni, con una musica che insiste su alcuni temi essenziali, in dialogo costante tra esperienza individuale e memoria collettiva: l'identità come costruzione fragile, l'amore come urgenza e come misura, le arti come luogo privilegiato di trasmissione di senso, il sale come elemento insieme concreto e simbolico. E se il dolore, l'Altro, la Storia ci interrogano e smascherano, sapremo di non essere stati mai semplici spettatori, perché «Quando crediamo di vedere ogni cosa, | ogni cosa vede noi».
Hanno sottili incastri le famiglie Tra il tacere e dire troppe cose Posson restare a galla le quisquiglie La nostra è tutta vera senza pose Fatta persino di silenzi e sguardi E pur di aspettative rumorose Ci siamo scelti con carezze e dardi Parenti stretti: rovi con le more Mai tarati legittimi o bastardi Conviene coltivar questo splendore Dell'essere famiglia nel diletto Piuttosto che rientrare nel difetto Dell'essere famiglie nel dolore In questa raccolta ogni testo è l'attraversamento di un limite: del corpo, dell'amore, della perdita, del tempo. L'io che parla non cerca facile salvezza o pacificazione, ma espone ognuno di questi limiti e li abita, consapevole di non poter eludere il reale, di doversi misurare con le proprie fragilità, con la necessità del dire e con la prepotenza del desiderio, quando l'amore diventa necessità vitale, imperfetta o persino feroce. Grazie a una scrittura che unisce precisione formale ed esposizione emotiva, Marcello Fois procede per addensamenti, ritorni e variazioni, con una musica che insiste su alcuni temi essenziali, in dialogo costante tra esperienza individuale e memoria collettiva: l'identità come costruzione fragile, l'amore come urgenza e come misura, le arti come luogo privilegiato di trasmissione di senso, il sale come elemento insieme concreto e simbolico. E se il dolore, l'Altro, la Storia ci interrogano e smascherano, sapremo di non essere stati mai semplici spettatori, perché «Quando crediamo di vedere ogni cosa, | ogni cosa vede noi».