Nessun fiume al mondo ha visto scorrere tanta Storia, assistito a eventi cosĂŹ determinanti per i destini dellâumanitĂ intera. Lungo le sue sponde si è generato ciò che siamo. Era un Padre, il Tevere. Addirittura un dio. Eppure è abbandonato, scartato, invisibile, come tutto quello che non è utile alla modernitĂ . Ă un fiume sconosciuto; percorrerlo oggi, dalla foce di Ostia alle sorgenti in Romagna, è come esplorare una regione esotica, viaggiare tra le rovine dâuna civiltĂ perduta che ha smarrito il contatto con il passato, la terra, il senso del divino. Ă ancora il fiume simbolo della nazione â forse dellâOccidente â, Storia fatta dâacqua, che custodisce il mito, lâidentitĂ , la bellezza e il capolavoro; ma anche via maestra da cui osservare la decadenza dellâItalia, di Roma, degli Appennini che si spopolano, dei borghi passati dal misticismo al materialismo. Risalendo alla sacra fonte, in compagnia di Enea, dei Borgia, di San Francesco e di tutte le figure che hanno segnato la biografia del Tevere, ma anche insieme a personaggi di oggi dal fascino romanzesco, Marzio G. Mian fa confluire nella narrazione altri corsi dâacqua che attraversano territori lontani. Come nello scorrere della vita, paesaggi, incontri e voci si mescolano a formare unâintima geografia, poichĂŠ, scriveva T. S. Eliot, il fiume è dentro di noi, il mare tuttâintorno a noi.
Nessun fiume al mondo ha visto scorrere tanta Storia, assistito a eventi cosĂŹ determinanti per i destini dellâumanitĂ intera. Lungo le sue sponde si è generato ciò che siamo. Era un Padre, il Tevere. Addirittura un dio. Eppure è abbandonato, scartato, invisibile, come tutto quello che non è utile alla modernitĂ . Ă un fiume sconosciuto; percorrerlo oggi, dalla foce di Ostia alle sorgenti in Romagna, è come esplorare una regione esotica, viaggiare tra le rovine dâuna civiltĂ perduta che ha smarrito il contatto con il passato, la terra, il senso del divino. Ă ancora il fiume simbolo della nazione â forse dellâOccidente â, Storia fatta dâacqua, che custodisce il mito, lâidentitĂ , la bellezza e il capolavoro; ma anche via maestra da cui osservare la decadenza dellâItalia, di Roma, degli Appennini che si spopolano, dei borghi passati dal misticismo al materialismo. Risalendo alla sacra fonte, in compagnia di Enea, dei Borgia, di San Francesco e di tutte le figure che hanno segnato la biografia del Tevere, ma anche insieme a personaggi di oggi dal fascino romanzesco, Marzio G. Mian fa confluire nella narrazione altri corsi dâacqua che attraversano territori lontani. Come nello scorrere della vita, paesaggi, incontri e voci si mescolano a formare unâintima geografia, poichĂŠ, scriveva T. S. Eliot, il fiume è dentro di noi, il mare tuttâintorno a noi.